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La Russia e l’influenza in Medio Oriente

di Maria Rosa Milanese

La Russia è attivamente coinvolta nel Medio Oriente per consolidare la propria influenza, sfruttando le tensioni tra Israele e Palestina per rafforzare alleanze e interessi, ma ciò solleva preoccupazioni sulla stabilità regionale.

Introduzione e ruolo della Russia nei rapporti con Israele

Il ruolo della Russia nella questione israelo-palestinese si è evoluto in modo significativo nel corso dei decenni, riflettendo i cambiamenti politici all’interno della Russia stessa e le dinamiche geopolitiche globali. Durante il periodo sovietico, l’URSS ha mantenuto una politica ostile nei confronti di Israele, sostenendo attivamente i Paesi arabi e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Questa posizione era in parte motivata dall’antisemitismo interno e dalla diffidenza del Cremlino nei confronti degli ebrei sovietici, il cui senso di fedeltà era visto con sospetto dopo la formazione dello Stato di Israele nel 1948. In questo contesto, l’URSS bloccava la possibilità per gli ebrei sovietici di emigrare in Israele o in altri paesi.

Con il crollo dell’URSS e con l’ascesa di Putin nei primi anni 2000, si è assistito a un cambiamento significativo nella relazione tra Russia e Israele. Putin, influenzato dalle sue esperienze personali e dai legami con la comunità ebraica, ha iniziato a considerare i russi di origine ebraica come un ponte per rafforzare i legami bilaterali tra i due paesi. Ha promosso politiche volte a incoraggiare chi della comunità era immigrato a tornare in Russia e a investire nel paese, contribuendo così a stabilire una solida presenza economica e culturale. I due paesi sono diventati ancora più vicini nell’ultimo decennio con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha personificato le relazioni di Israele con la Russia.

Aumento delle tensioni

Tuttavia, i recenti sviluppi geopolitici e, in particolare l’intervento russo in Ucraina nel febbraio 2022, hanno portato a una rapida deterioramento delle relazioni tra Russia e Israele. Le tensioni sono state esacerbate dalla vicinanza della Russia all’Iran e ai suoi alleati, sottolineando ulteriormente le divergenze con Israele, che vede con preoccupazione l’aumento dell’influenza russa nella regione. Nel contempo, Israele si è sempre più allineato
agli Stati Uniti, cercando sostegno politico ed economico in un momento di crescente tensione nella regione. Questo cambiamento di allineamento geopolitico ha portato Israele a riconsiderare la sua relazione con la Russia, soprattutto dopo l’intervento militare russo in Siria nel 2015 e il suo sostegno ad Hamas.


Questo cambiamento ha posto la Russia in una posizione difficile, in quanto cerca di bilanciare i suoi interessi strategici in Medio Oriente con le crescenti sfide geopolitiche e la necessità di gestire l’opposizione internazionale.

L’evoluzione graduale della Russia nei confronti della Palestina e gli interessi nella regione

La graduale evoluzione dei rapporti tra la Russia nei confronti della Palestina riflette un intenso e complesso intreccio di interessi geopolitici, nazionali e diplomatici. Storicamente, la Russia ha mantenuto legami con la Palestina fin dall’epoca sovietica, sostenendo la causa palestinese nel contesto della lotta contro l’occupazione israeliana e per l’autodeterminazione nazionale. A quei tempi, il pensiero politico di Mosca e il sostegno alla
Palestina erano associati ai movimenti anticoloniali che sostenevano la libertà e una maggiore libertà dalle potenze europee. Questo gli valse il pieno sostegno dei russi nella loro battaglia contro l’imperialismo americano. Tuttavia, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le relazioni tra Russia e Palestina sono state fluttuanti, influenzate dalle dinamiche geopolitiche globali e regionali.


Durante gli anni novanta, la Russia ha mantenuto un coinvolgimento piuttosto limitato negli affari mediorientali, concentrandosi sulla sua transizione interna. Successivamente, ha riaffermato il suo interesse per la regione, cercando di svolgere un ruolo più attivo nel processo di pace israelo-palestinese. Nonostante lo storico supporto alla causa palestinese, ciò che emerge è che Mosca utilizza l’instabilità della regione e la sua relazione con i palestinesi come una leva politica nel più ampio contesto dei suoi legami con il Medio Oriente in generale.

Il ruolo della propaganda

L’obiettivo della Russia è presentarsi come un mediatore e sfruttare l’occasione per fare propaganda antioccidentale. Attraverso i negoziati intra-palestinesi, ovvero discussioni che coinvolgono le diverse fazioni palestinesi al fine di trovare un accordo su questioni interne, la Russia si è posta come mediatrice al fine di raggiungere diversi obiettivi contemporaneamente. Inizialmente, cerca di dimostrare che nonostante le tensioni con
l’Occidente, la Russia può ancora perseguire una politica estera attiva e dimostrare che la Russia non è isolata a livello internazionale. Tuttavia, le prospettive di Mosca di creare un fronte palestinese unificato sono incerte, così come la sua capacità di sostenere l’attuazione delle decisioni concordate.


La Russia ha spesso utilizzato il suo coinvolgimento nei processi di pace sia in Medio Oriente che in Nord Africa per consolidare la sua influenza e la sua presenza geopolitica nella regione, anche attraverso la vendita di armi e la cooperazione economica con gli attori regionali. Questo è stato evidente anche tramite la sua partecipazione in iniziative di mediazione, come nel caso della collaborazione con Iran, Israele e Turchia durante la crisi in Siria. Questo crescente coinvolgimento russo nella regione ha suscitato preoccupazioni e interesse da parte degli attori regionali e internazionali, poiché la Russia continua a giocare un ruolo sempre più significativo nella geopolitica del Medio Oriente, influenzando anche il delicato equilibrio di potere nella questione israelo-palestinese.


Attuali sviluppi del conflitto mediorientale

Dopo il 7 ottobre tali dinamiche hanno subito un profondo cambiamento, con implicazioni significative sia per il conflitto israelo-palestinese che per la Russia in sé. Lo scoppio del conflitto tra Hamas e Israele ha sicuramente permesso uno spostamento dei riflettori e distratto in parte l’opinione pubblica dal conflitto in Ucraina. Tuttavia, l’impegno internazionale a Kiev resta una priorità sia per l’Europa che per gli Stati Uniti e con una lettura più approfondita del contesto, la Russia non ha così tanto da guadagnare dal conflitto in Medio Oriente.

Sebbene la Russia stia cercando di perseguire molteplici obiettivi al fine di trarre benefici dal conflitto, tra cui la propaganda, la dimostrazione di rilevanza internazionale e la sfida al dominio occidentale, la capacità di Mosca di riuscire a attuare le decisioni negoziate è messa in dubbio. Ciò è in parte dovuto dal fatto che il Paese deve affrontare l’isolamento internazionale.

Tuttavia, dopo il 7 ottobre, si è assistito a un chiaro cambiamento di atteggiamento. Putin ha abbracciato pubblicamente rappresentanti di Hamas e altri gruppi palestinesi, rompendo con il precedente sostegno più neutrale o moderato. Questa mossa ha causato notevoli tensioni con Israele, che ha visto la Russia allontanarsi dalla sua posizione storica di equilibrio.

Possibili risvolti geopolitici

Putin ha adottato un tono senza precedenti, abbandonando il precedente stretto rapporto con Netanyahu e Israele. Questo cambiamento è stato alimentato dalle condanne russe agli attacchi aerei israeliani su Gaza, cercando così di guadagnare consenso politico tra il mondo musulmano. Accogliendo una delegazione di Hamas al Cremlino, la Russia ha cercato di rafforzare la propria posizione come mediatore regionale e contrastare l’egemonia americana nel Medio Oriente. Il Cremlino, nel perseguire la propaganda russa antioccidentale, ha condannato Washington per aver cercato di monopolizzare ogni tentativo di pace tra israeliani e palestinesi, imponendo la sua visione a favore di Israele e ostacolando così una risoluzione autentica del conflitto. L’occidente corre così il rischio che la Russia possa risultare più attrattiva per alcuni governi del Medio Oriente.

In conclusione, la Russia sta cercando di sfruttare la crisi Israele-Gaza per perseguire la propria agenda politica sia internamente che a livello internazionale, manipolando le narrazioni e dividendo l’opinione pubblica. Questa strategia mira a consolidare il potere di Putin e a minare l’egemonia statunitense, presentando la Russia come un’alternativa globale all’ordine occidentale esistente.

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